
Berlusconi, il Papa e il teatrino della politica
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Corrado Augias
Repubblica
08/giugno/2008
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L' incontro in Vaticano tra Benedetto XVI, monarca nel suo Stato, e il capo del Governo italiano è stato una faccenda non religiosa o di dottrina ma politica. I temi affrontati sono stati quelli già contenuti, per la gran parte, nel Concordato che ha la natura di trattato internazionale. Finanziamento alle scuole cattoliche in primo luogo, poi vari aspetti relativi alla vita delle famiglie, aborto compreso. Le situazioni personali del presidente del Consiglio, dei suoi figli, della sua seconda moglie che ha praticato un aborto terapeutico al sesto mese di gravidanza, non entrano in ballo non per delicatezza o discrezione ma perché nulla hanno a che vedere con l' incontro tra i rappresentanti di due Stati. Quella vita di famiglia che il papa e le gerarchie invocano per i fedeli, quelli italiani in particolare, e che il capo del governo ha ripetutamente violato, aborto e divorzio compresi, riguardano l' uomo, il "fedele", non il politico. Proprio perché l' incontro era politico, Berlusconi doveva però evitare il gesto plateale di chinarsi per due volte "al bacio del sacro anello". Il cerimoniale non lo prevedeva, nessun altro capo di Stato o di governo l' avrebbe fatto. Perché lui invece sì? Perché l' uomo sa che le clausole dell' accordo finanziario che è stato "siglato" le leggeranno in pochi, che pochi si preoccuperanno dei soldi sottratti alla scuola pubblica per darli a quelle private violando la Costituzione. Rimarrà la foto di lui che si china compunto così annunciando con la forza icastica di un' immagine una quasi rinascita della Democrazia cristiana. L' uomo che 14 anni fa s' era presentato come il demolitore del teatrino della politica, ha capito che è molto più conveniente tenerlo in piedi e continuare la vecchia recita.




1 commento:
disgusto...non m'importa se la politica è "cambiata" e non si và più sul personale...l'opnione che ho del signor B non pacherà mai il mio disgusto per lui
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