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Festa della Repubblica
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Il 2 giugno del 1946, il referendum istituzionale indetto a suffragio universale, chiamava gli italiani alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo. Dopo 85 anni di regno, con 12.717.923 voti contro 10.719.284 l'Italia diventava Repubblica mentre i Savoia abbandonavano il Paese.
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Si cancellava la dittatura, le donne conquistavano il diritto di voto e i 566 dell’Assemblea Costituente si apprestavano, in meno di due anni, a scrivere la Costituzione.Per la Festa delle Repubblica del 2 giugno il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano , ha rivolto il suo discorso agli italiani il 1° giugno, ricordando come la vita dell’Italia deve basarsi sui principi della Costituzione, quei principi di tolleranza e di rispetto delle leggi e delle persone che in questo periodo sembrano essere travolti da una ondata di violenza e intolleranza. Ed è questo motivo di grande preoccupazione. Per ciò Napolitano si è appellato a cittadini e istituzioni. Il passaggio del suo discorso recita così: “Non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali: fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica, insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico. Chiedo a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia, che sente sempre vive le sue più profonde tradizioni storiche e radici umanistiche”.Un messaggio chiuso dall’esortazione all’unità: “Costruiamo insieme un costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettiamo a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che l’Italia mostra di possedere”.
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Napolitano ha ricordato la figura di Luigi Einaudi. Proprio dal discorso d’insediamento di fronte alle Camere del presidente economista venne una delle riflessioni più nitide sul valore del referendum che scelse la forma repubblicana:
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“Il trapasso avvenuto il 2 giugno dall'una all'altra forma istituzionale dello Stato fu non solo meraviglioso per la maniera legale, pacifica del suo avveramento, ma anche perché fornì al mondo la prova che il nostro Paese era oramai maturo per la democrazia; che se è qualcosa, è discussione, è lotta, anche viva, anche tenace fra opinioni diverse ed opposte.”




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